Non per tutti

Chiariamo che quando parlo di prostituzione, parlo di prostituzione legalizzata
Ogni tanto torna a far capolino questo blog e io, nel mio piccolo, voglio dare una risposta (nel suo blog non accetta i commenti che , per me, significa avere la coda di paglia)
In poche parole descrive la prostituzione (sempre dalla parte che la prostituta sia lei e il maniaco, mascalzone e violento sia lui) come qualcosa di tremendamente negativo, orari assurdi e violenze inaudite sulle ragazze che, strano a dirsi, non sono state obbligate, visto che si parla di prostituzione legale, in definitiva, se a quella ragazza non piaceva il lavoro (senza virgolette perchè per me è lavoro) poteva anche andarsene
Diverso il discorso dello sfruttamento
Questa comunque è una testimonianza negativa, io ho ascoltato anche testimonianze positive, cioè di donne che ,invece di fare un lavoro cosiddetto “normale” (qui metto le virgolette appositamente) hanno preferito fare le prostitute perche si guadagnava di più
Come scrivo nel titolo, la prostituzione non è per tutti, come non sono per tutti altri lavori, per esempio il sottoscritto, e non credo di essere schizzinoso ,visto che ho fatto qualsiasi lavoro , dal fattorino alle pulizie, non andrebbe in un cimitero a fare lavori di “becchino”
Si penserà che il sottoscritto abbia paura che sparisca la prostituzione perchè se no “nessuna me la da”
Per quello che a me interessa, (sopratutto in questo momento), che ci sia o meno la prostituzione a me cambia nulla
Trovo invece che si usi la prostituzione per fare, ancora una volta, uomo= cattivo sempre e comunque e donna = vittima , sempre e comunque
Quando ci sono anche le donne che fanno turismo sessuale (e se non c’è sfruttamento, va più che bene) ma, in quel caso ,non se ne parla praticamente mai
Ma anche in quel caso non è per tutti (sopratutto per gli uomini che devono avere , gioco-forza l’erezione) per esempio il sottoscritto con una donna anziana farebbe molta fatica
L’articolo finisce in un modo quasi patetico
Una cameriera può dover sorridere incessantemente, ma non deve essere malmenata o contusa. Un carpentiere o un muratore possono consumarsi le dita o farsi male alla schiena, ma non devono fingere di trovarlo piacevole. Non sono costretti a ignorare il dolore. Ma nella cultura del mondo come mega-bordello queste distinzioni sono crollate e queste rimostranze sono cancellate.
Le migliaia e migliaia di donne che oltrepassano le porte dei bordelli, come quello in cui ho lavorato io, sono disperse nell’etere, non stanno spalla a spalla nei picchetti con i puttanieri e i magnaccia a chiedere ulteriore legittimazione affinché questa gratificazione distruttiva sia considerata unicamente “un lavoro come un altro”.
Dimentica che il muratore e il carpentiere possono anche morire sul posto di lavoro (altro che dita rovinate) che poi i magnaccia chiedono “legalizzazione” a me sembra un contro senso ,ma se era tutto legalizzato e , torno a ripetermi ,poteva anche andarsene si vede che non era un lavoro adatto a lei