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Poteva mancare?

11 marzo 2020

coronavirusIn piena  crisi dovuta  al corona virus, questo 8 marzo è passato sicuramente  sotto tono, nessuna  marcia (o almeno in numero molto ridotto) a  ricordare  che  il male è MASCHIO, con tanto di balletto contro l’uomo stupratore che  mi andrebbe  anche  bene, ma  solo che  intendono tutti gli uomini sono stupratori , e allora  mi va  bene  di meno (molto meno)

Allora  come  si può recuperare ?

Molto semplice , il corona  virus altro non è che  il prodotto del patriarcato

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/08/news/8_marzo_coronavirus-250623351/ (ringrazio Enrico)

Mi sembra  che  anche  “stalker  sarai tu” abbia fatto un articolo al riguardo ”

https://stalkersaraitu.com/nessuno-rubi-la-scena-al-femminismo/

Inutile ,ormai sembra  assodato, qualsiasi cosa  che  il maschio (come  piace  chiamarlo a loro) sbaglia  a  prescindere, insomma  non ne  fa  una  giusta

Adesso abbiamo anche  l’onta  degli untori del corona  virus  (poco importa  che  le  percentuali dei decessi sia  decisamente  colorata  di azzurro )

Comunque  sembra  che, anche  le  precauzioni dovute  al virus,  non vadano molto a  genio alle  femministe,  adesso c’è l’hastag “restate  a  casa”

Tanto da  scrivere

Per molte persone, soprattutto molte donne #stareacasa non è un invito rassicurante.
Il numero nazionale dei centri antiviolenza 1522 è attivo.

Fuori c’è il corona  virus  (per  esempio ,il sottoscritto non può restare  a  casa,ma  questo credo che  a  loro non importi molto) dentro c’è l’uomo cattivo che  le  mena o ,peggio ancora, che  le  uccide ,insomma  non va  bene  niente

Colpa del maschio, ovvio

64 commenti leave one →
  1. Avatar di Marco S_P
    Marco S_P permalink
    12 marzo 2020 08:01

    Sono sciacallesse (si può scrivere così o è troppo sessista?) che soffiano sul fuoco della paura.

  2. Avatar di 27esimamisoginia
    12 marzo 2020 10:54

    senza dimenticare quanto le femministe hanno speculato sulle scienziate che hanno isolato il virus… ma poi ops no, era un team di piu’ persone ma in questo meglio ometterlo…

  3. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    12 marzo 2020 17:21

    bè la violenza domestica esiste quindi sì per alcuni coniugi, non la maggioranza ma comunque un numero non indifferente e sopratutto donne stare a casa potrebbe essere un problema, in Cina è già successo

    https://www.huffingtonpost.it/amp/entry/violenza-domestica-e-divorzi-la-quarantena-cinese-provoca-unimpennata_it_5e67c694c5b60557280c82e2/?fbclid=IwAR2AZn23zvo2zsr2pz9VQAl-oIiDMfF8nyvMeq_OM0a2x5pUbkDP8IynRjU

  4. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    12 marzo 2020 17:25

    bè la violenza domestica esiste quindi sì per alcuni coniugi, non la maggioranza ma comunque un numero non indifferente e sopratutto donne stare a casa potrebbe essere un problema, in Cina è già successo.

    https://www.huffingtonpost.it/amp/entry/violenza-domestica-e-divorzi-la-quarantena-cinese-provoca-unimpennata_it_5e67c694c5b60557280c82e2/?fbclid=IwAR2AZn23zvo2zsr2pz9VQAl-oIiDMfF8nyvMeq_OM0a2x5pUbkDP8IynRjU

  5. Avatar di Enrico
    Enrico permalink
    12 marzo 2020 20:56

    Riguardo alla miserabile che ha scritto l’articolo su repubblica, c’è la sua pagina Wikipedia. Uno non può far a meno di notare che costei non ha mai prodotto nulla. Tutta la sua carriera consiste nel parlare di femminismo in accademia o in una qualche associazione o struttura pubblica, pagata grazie alle raccomandazioni di altre femministe. Come un qualsiasi galoppino. A pontificare che tutta la catena di ricercatori, medici, funzionari etc. che stanno cercando di combattere la pandemia ha sbagliato tutto. L’unica cosa da fare era dare potere alle donne (femministe).

  6. Avatar di pier luigi
    13 marzo 2020 15:25

    Bellissimo vedere oggi le epigone del suprematismo rosa (tipo Myrta Merlino o la Gruber) col volto “leggermente imbarazzato” per le dichiarazioni di M.me BCE che ha fatto schizzare gli spread e deprimere le borse.

    Ho però la vaga impressione che Annarosa Buttarelli ascriverebbe anche questo personaggio (Christine Lagarde) alla cultura patriarcale maschile.
    Ne ho la certezza.
    Il femminismo da sempre adopera questa schema dialettico.

    • Avatar di Paolo
      Paolo permalink
      13 marzo 2020 17:03

      lo sapevamo già dalla thatcher che le donne sono moralmente pari agli uomini nè migliori nè peggiori, qualunque intellettuale femminista (quindi non Gruber nè Merlino che sono conduttrici tv, non intellettuali militanti) te lo dirà

      • Avatar di pier luigi
        13 marzo 2020 19:48

        Poteva mancare il solito commento del cojone femminista?
        Annarosa Buttarelli, qui citata…non è abbastanza intellettuale?
        La Muraro?…la Terragni?
        Scatolini: credi che ancora ci beviamo la distinzione tra femministe militanti (termine letteralmente privo di significato) e donne femministe?

        Margaret Thatcher era femminista militante?
        “In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi a un uomo; se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna”…affermava.
        .
        “Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini.”
        Elizabeth Cady Stanton
        .
        “Ritengo che l’odiare i maschi sia un onorevole e vitale atto politico, gli oppressi hanno il diritto di odiare l’intera classe che li sta opprimendo”
        Robin Morgan
        .
        “La mia opinione riguardo agli uomini è il prodotto della mia esperienza.
        Nutro poca simpatia per loro.
        Come un Ebreo appena liberato da Dachau, guardo il bel giovane soldato Nazista cadere per terra nel dolore con un proiettile nello stomaco, lo guardo con scarso interesse, poi vado per la mia strada.
        Non mi fa nè caldo nè freddo. Semplicemente non m’interessa. Che persona lui fosse, le sue colpe e i suoi desideri, semplicemente non m’interessa”
        Marilyn French
        .
        “Io sono convinta che le donne abbiano una capacità di comprensione e compassione di cui gli uomini sono strutturalmente sprovvisti, non ce l’hanno perchè non possono avercela. Sono semplicemente incapaci di tutto ciò.”
        Barbara Jordan
        .
        “Gli uomini sono degli animali.”
        Ireen von Wachenfeldt
        .

        Mi fermo qui…potrei andare avanti per kilometri.

        – – – – – – – – – – – – – – –
        Se noi uomini abbiamo compreso qualcosa del femminismo è la sua inarrivabile abilità nel gioco delle tre carte.

        Utilizzano il termine Femminismo (senza aggettivazioni) quando viene beatificato in chiave progressiva…ma diventano mille femminismi diversi (e contrapposti) solo quando si sottolineano i suoi estremismi.

        Tutto ed il suo contrario.
        Le sue contraddizioni divengono “diverse anime”.

        Sento dire: solo il femminismo “militant” (di ondate varie)…ed esse solo, può definire cosa sia il femminismo.
        Il femminismo scientifico. Le fonti!
        E ancora: sbagli!…il femminismo è definito dalle pratiche.
        Qualsiasi donna definisce da se cosa sia il femminismo.

        Ma non gli uomini…
        Loro il femminismo non possono conoscerlo.
        Anche se, in realtà, il femminismo è proprio “per loro”.

        “Le donne sono leader superiori e con loro al potere il mondo sarebbe un posto migliore”.
        Barak Obama

  7. Avatar di ericlauder
    • Avatar di Andrea
      Andrea permalink
      16 marzo 2020 07:41

      Bel pezzo, eric.
      Comunque vedrai che quando tutta questa storia sarà finita, (speriamo il più presto possibile) le donnicciole che infestano il web scriveranno un oceano di vaginate riguardo alla “superiore resistenza femminile alle malattie” e le ironie al riguardo si sprecheranno.
      Per ora non lo fanno perché siamo in piena emergenza, ed inoltre pure loro hanno paura, ma appena la buriana sarà passata si scateneranno.
      Anzi, son sicuro che l’eventuale “vittoria” sul coronavirus sarà interamente attribuita alle donne, che “hanno preso per mano l’Italia”, a cominciare dalle infermiere per passare alle dottoresse.
      Stai pur certo che nessuna di loro si ricorderà degli infermieri uomini (che pur essendo la minoranza – il 22% – comunque esistono), tantomeno dei medici uomini, ed ancor di meno dei poliziotti e dei carabinieri, che nella quasi totalità dei casi (dalle mia parti la totalità…) sono quelli che stanno per strada.

      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        16 marzo 2020 13:20

        Ah, dimenticavo i camionisti, che hanno pure problemi per andare al bagno…

      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        30 marzo 2020 10:58

        Sono stato un profeta.

        Andrea
        16 marzo 2020 07:41

        @@
        Bel pezzo, eric.
        Comunque vedrai che quando tutta questa storia sarà finita, (speriamo il più presto possibile) le donnicciole che infestano il web scriveranno un oceano di vaginate riguardo alla “superiore resistenza femminile alle malattie” e le ironie al riguardo si sprecheranno.
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        Bene, questo è quanto ha scritto una decerebrata poetessa (?) sulla 27ora.

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        Corriere della Sera
        La Ventisettesima Ora

        Covid-19 – Diario di umori e letture
        E venne il tempo delle donne… E le donne accesero il mondo
        Giorgia Vezzoli *

        E venne il tempo delle donne, che furono mandate per prime a lavorare dopo l’emergenza causata dalla pandemia. Erano risultate le più resistenti al coronavirus e quindi spettò a loro ricostruire il tessuto economico e sociale. “Ma quando ci ricapita?”, si dissero. “Non avremo un’altra occasione di gestire le cose da sole. Approfittiamone per cambiare il mondo!” .

        Donne meno colpite dal virus? La medicina di genere può aiutare anche gli uomini
        Abituate a far quadrare i conti e a gestire mille faccende contemporaneamente, agirono da subito con spirito pratico. Esisteva da tempo una road map già perfettamente pronta per costruire una società globale più giusta: erano gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Gli stessi in uso al tempo degli uomini.
        A differenza degli uomini, però, le donne li misero in pratica. Una volta tolti i privilegi di pochi, fu meno difficile di quel che si pensasse. Intervistata, una delle leader delle donne dichiarò a questo proposito: “Il vantaggio di essere donne è di poterci concentrare sull’interesse comune senza dover pensare a chi ce l’abbia più duro”.

        Ai margini della società da sempre, inoltre, le donne avevano avuto modo di guardare le cose a distanza per secoli, dunque in maniera decisamente obiettiva. E poiché di rado nella loro vita si erano sentite al sicuro, sapevano bene cosa significasse vivere in costante, potenziale pericolo e non farsi trovare impreparate. Di conseguenza, come seconda cosa attuarono dei piani di emergenza per garantire la tutela e la sopravvivenza delle persone in seguito a disastri, pandemie ed altri pericoli epocali.

        Abituate a programmare le cose, affrontarono di petto – letteralmente, è il caso di dirlo – la crisi climatica senza aspettare di essere spazzate via da un ciclone o da un terremoto, o di essere sommerse dall’acqua o travolte dalla desertificazione prima di attuare un piano di drastiche riduzioni della CO2 e di riconversione ecologica globale.
        Potenziarono i mezzi pubblici e dimezzarono i voli e i trasporti su mezzi inquinanti stabilendo un calendario di uscite su veicoli dannosi per ciascuna persona, variabile a seconda della professione o delle necessità.

        Per finanziare il loro piano di rinascita, le donne tagliarono drasticamente le spesi militari e riconvertirono le fabbriche di armi sovvenzionando l’istruzione, la ricerca e la cultura.

        Solite ad ascoltare le proprie emozioni, riportarono il mondo a un tempo più lento, in armonia con la biologia umana e il rispetto degli equilibri naturali.
        “Adesso che finalmente le persone hanno capito che si può lavorare bene anche da casa”, dissero, “creeremo orari e modalità di lavoro che rispettino i ritmi delle persone”. Così le donne poterono finalmente seguire le energie del proprio ciclo adattando il lavoro alle proprie fasi e non viceversa, vivendo tutte decisamente più serene.

        E gli uomini?
        Agli uomini che rimasero a casa fu imposto un corso di faccende domestiche e gestione famigliare. Fu istituito un ulteriore numero di emergenza per segnalare i casi di negligenza da parte dei maschi che si rifiutavano di occuparsi dei compiti casalinghi, grazie al quale si poteva ricevere pronto intervento.

        Quando fu il tempo di reintrodurre gli uomini nella società esterna, vennero organizzati dei corsi di parità di genere, di rispetto e di educazione alle differenze, al termine dei quali, se l’esame veniva superato, gli uomini potevano tornare a occupare i propri posti. Se, tuttavia, la donna che li aveva sostituiti avesse dimostrato di essere stata più capace e di aver prodotto maggiori risultati, allora il posto sarebbe rimasto a lei.
        Di conseguenza, molto uomini si videro costretti a restare a casa o a cercare lavori alternativi.

        Naturalmente le donne trovarono abbastanza velocemente un vaccino per il coronavirus poiché non attesero che un’unica azienda lo creasse ma misero in rete le competenze di tutte le imprese affinché, cooperando, trovassero la soluzione nel minor tempo possibile.

        Decisero tuttavia di rendere pubblica la notizia con leggero ritardo.

        * Giorgia Vezzoli è una poeta, scrittrice, cpywriter, blogger. Ha un sito Giorgia Vezzoli .
        E ha ancora diverse storie “eretiche” 🙂 nel cassetto, che attendono
        qualcuno che creda ancora nel potere rivoluzionario delle parole per cambiare il mondo.

        28 marzo 2020 (modifica il 28 marzo 2020 | 21:07)
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      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        30 marzo 2020 11:10

        Altro articolo pubblicato dalle fenomene, sempre sulla 27ora.

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        Covid-19
        Le donne sono meno colpite dal virus? Perché la Medicina di genere potrebbe aiutare anche gli uomini
        Daniela Poggio
        Dal Diario Instagram del Coronavirus di Davide Toffolo (@davideltofo) fumettista, cantante e chitarrista italiano, del gruppo Tre Allegri Ragazzi Morti
        Dal Diario Instagram del Coronavirus di Davide Toffolo (@davideltofo) fumettista, cantante e chitarrista italiano, del gruppo Tre Allegri Ragazzi Morti
        Le donne hanno un minor rischio di contagio da sindrome simil-influenzale da Coronavirus, e una minore mortalità rispetto agli uomini? I dati epidemiologici ci suggeriscono di sì e ci sono molte osservazioni al riguardo. Una prima ipotesi coinvolgerebbe una proteina chiamata ACE2 che, del tutto inaspettatamente favorirebbe la salute delle donne nella trasmissione del COVID-19. Una proteina presente sulle cellule dell’epitelio polmonare a cui il virus sembra legarsi provocando la grave forma di polmonite virale passata alle cronache come Coronavirus o COVID-19, il cui nome scientifico è SARS-CoV, dove SARS sta appunto per “sindrome respiratoria severa acuta”. Perché inaspettatamente? Perché in realtà le donne, sia per fattori genetici che per fattori ormonali, sembrerebbero esprimere di più questa proteina, ma anziché morire di più di COVID-19 muoiono di meno. Statisticamente, una donna ogni tre uomini. «La presenza di questa proteina protegge i polmoni; il virus legandosi ad essa la trasporta all’interno della cellula e ne diminuisce l’espressione», spiega Elena Ortona, Primo Ricercatore del Centro di riferimento di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità.

        Non è l’unica spiegazione vagliata dagli esperti di medicina di genere. Giovannella Baggio, tra i fondatori del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere di Padova, istituto che oggi presiede, cita anche l’ipotesi immunologica. Le donne avrebbero un sistema immunitario più forte degli uomini, sin da bambine. Un “super potere” con un lato oscuro, in quanto è anche responsabile del fatto che poi le donne si ammalano molto di più degli uomini di malattie autoimmuni (l’Artrite Reumatoide, il Lupus ad esempio, colpiscono molto di più le donne). Infine, contano anche le abitudini. Il tabagismo, più diffuso negli uomini, non aiuta e poi ci sono piccoli accorgimenti a cui le donne prestano più attenzione, come l’igiene delle mani.

        Il New York Times riporta alcuni studi e ricerche che dimostrano come le donne in questo momento sarebbero molto più scrupolose nel lavarsi regolarmente le mani con il sapone, evitare le code e a utilizzare le mascherine quando serve. Il risultato di tutti questi fattori è che mentre la percentuale media di mortalità per gli uomini è del 2,7%, per le donne si attesterebbe sull’1,7%. Ma a cosa serve dimostrare che le donne si ammalano di meno, o muoiono di meno?
        «La medicina di genere» chiarisce Giovannella Baggio «non vuole solo riempire le lacune della medicina sulla salute delle donne, ma attraverso un equo studio della risposta alle malattie del corpo femminile e di quello maschile, aiuta anche a capire alcune discrepanze a beneficio di entrambi i generi».

        Nel caso specifico del Coronavirus Elena Ortona aggiunge: «studiare il ruolo dei fattori ormonali, ad esempio ci consentirebbe di capire se gli estrogeni possano avere un effetto protettivo e valutare la possibilità di nuove terapie in entrambi i sessi. Ma adesso siamo in una situazione di emergenza, dobbiamo aspettare che la situazione si normalizzi e concentrare tutte le forze sullo sviluppo del vaccino. Poi analizzeremo tutti i dati disaggregati per sesso per trovare la migliore medicina “genere specifica”».

        L’approccio di cui parliamo si chiama appunto Medicina di Genere, o meglio ancora Medicina Genere-specifica e l’Italia in questo ambito è diventata la Nazione con la maggiore sensibilità e attività informativa. Oggi, infatti, è l’unico Paese al mondo a essersi dotato di una normativa, la Legge 3/2018 a cui è seguito nel 2019 il “Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere” che ne chiarisce e disciplina principi, ambiti, linee guida e necessità formative, oltre a fornire il contesto internazionale. Un approccio che, come ben chiarito da Giovannella Baggio, fa bene non solo alle donne ma anche agli uomini perché va a indagare i meccanismi patogenetici, le manifestazioni cliniche, le differenti risposte alle terapie ovvero perché ci ammaliamo in maniera diversa.

        Tuttavia, se il Coronavirus sembra effettivamente colpire in maniera meno aggressiva il genere femminile, da un punto di vista sociale non ha certo sposato la causa della parità di genere. Diciamocelo chiaramente, è proprio il contrario.
        Le sacrosante restrizioni imposte dalla necessità di limitare e contenere la diffusione dell’epidemia, si sono ancora una volta trasformate in un carico ulteriore, nella maggior parte dei casi, per le donne che oggi si trovano a cucinare, fare la spesa (e sappiamo cosa voglia dire), gestire bambini stimolandoli a giochi e attività in casa per evitare che diventino totalmente dipendenti dai device, annotare e stampare i compiti assegnati dalla scuola, appuntarsi le lezioni online per chi ha la fortuna di accedere alla didattica a distanza; oltre a lavorare, naturalmente, per quel 56% che è occupato.

        Con lo smart working non cambia la condivisione dei lavori domestici. Anzi…
        Ci sono anche i casi virtuosi, ed è giusto sottolinearlo. Ad esempio, nella classe di mio figlio il rappresentante è un papà e sta facendo un lavoro straordinario anche per tante mamme. E so di molti uomini che stanno facendo la loro parte. Questa può e deve essere una buona occasione per tutti di ribilanciare i ruoli e non per riconfinare le donne in ruoli convenzionali.

        Un altro effetto collaterale del Coronavirus sulle donne riguarda l’aumento di casi di violenza domestica. In tutta Italia è attivo il numero 1522, disponibile anche come app: si chiama “1522 Anti Violenza e Stalking” e consente alle donne vittime di violenza di entrare in contatto con una operatrice attraverso una chat dedicata. La Ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità, Elena Bonetti, ha incoraggiato le donne a chiedere aiuto e a non temere le autocertificazioni. Come a dire, se subite violenza non restate a casa. Infine, la tragedia delle madri accusate di alienazione parentale, rigettata definitivamente dall’OMS: madri private in alcuni casi perfino del diritto di sapere come stanno i propri figli. Un sommerso di cui il Ministero della Giustizia dovrebbe occuparsi, anche e soprattutto in questo momento.

        Coronavirus e violenza domestica. Lamorgese e Bonetti ai prefetti: servono case rifugio
        Telefono Rosa: «Chat e app per denunciare violenza»
        Insomma, il Coronavirus anche in tema di parità di genere sembra comportarsi come un virus opportunista e scippatore, per usare l’espressione della virologa Ilaria Capua, cioè approfittarsi di situazioni già compromesse. Un piccolo granello che si sta infilando in tanti ingranaggi: dai sistemi sanitari, all’economia, ai rapporti sociali, per arrivare anche ai temi di genere.

        Non ci resta che fare la nostra parte, tutti i giorni, uomini e donne, provare a curare noi stessi e le ingiustizie sociali, sfruttare questo tempo per cambiare le cose, mentre la scienza si occupa del Coronavirus. E per quanto riguarda noi donne, possiamo guardare a ciò che la storia ci ha insegnato nel 1918, quando la pandemia di influenza nota come “la Spagnola” alla fine elevò le donne nella società americana sia socialmente sia finanziariamente, fornendo loro più libertà, indipendenza e una voce più forte.

        (hanno collaborato a questo articolo Giovannella Baggio, Presidente del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere, Elena Ortona, dell’Istituto Superiore di Sanità, e Agnese Cattaneo, medico endocrinologo)

        25 marzo 2020 (modifica il 26 marzo 2020 | 05:46)
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      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        30 marzo 2020 11:15

        Non poteva mancare quella genia (o geniessa?) di Michela Murgia.

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        DOPO IL COVID-19
        Murgia: il Covid-19 sta uccidendo la democrazia. Così le donne possono salvarla
        Valeria Palumbo

        Non le è ancor chiaro che cosa porterà fuori da questa esperienza e ammette che, per lei, che già lavorava da casa, senza familiari scomodi accanto e con molto spazio a disposizione, nel quotidiano non sono cambiate molte cose («Ho sempre praticato la distanza sociale», scherza). Ma la scrittrice Michela Murgia ha invece idee precise su che cosa significa essere femministe – e femministi – in questo momento storico e a che cosa le donne dovranno stare attente dopo che sarà finita l’emergenza. Lo spunto per parlarne è la diretta streaming su Instagram, il 29 marzo 2020, in cui affronta il tema di essere Morgane nel 2020, il femminismo dalla fine del mondo.

        Gli appuntamenti di Triennale Decameron
        È uno degli appuntamenti quotidiani di Triennale Decameron, il format inaugurato da Triennale Milano da quando il centro culturale, museo e teatro è chiuso. L’invito è ad artisti, designer, architetti, intellettuali, musicisti, cantanti, scrittori, registi, giornalisti a sviluppare un racconto sull’attuale periodo di crisi. Questa volta è la scrittrice Michela Murgia (Ave Mary, Accabadora, Istruzioni per diventare fascisti, tra le sue opere) a raccontare che cosa significa essere una “Morgana” nel 2020. Con lei, dialoga il filosofo Leonardo Caffo.

        Una bambina che si chiama Morgana
        «Siamo partiti da un elemento molto personale: il 12 marzo, mentre l’Italia chiudeva, Leonardo è diventato padre di una bambina e l’ha chiamata Morgana, come la strega. Noi crediamo che il futuro sia nella divergenza: che appartenga a chi porta una diversità importante. In questi giorni tutti dicono: “Non vedo l’ora di tornare alla normalità”. Ma non succederà. Non che non torneremo al lavoro, a fare shopping, a teatro. Ma saremo dei sopravvissuti. Questa esperienza ci ha cambiati per sempre. Abbiamo scoperto che possiamo fare a meno, e anche a lungo, di ciò che contava molto per noi».

        Victoria Cabello: le foto di questo servizio sono delle protagoniste degli incontri di Triennale Decameron su Instagram.Victoria Cabello: le foto di questo servizio sono delle protagoniste degli incontri di Triennale Decameron su Instagram.
        Con il femminismo che cosa c’entra?
        «Innanzi tutto si è creduto a lungo che fosse un reperto del passato, lo si accompagnava all’aggettivo “vetero”. Ma il femminismo degli Anni Settanta è quello che ha permesso la formazione della galassia dei femminismi attuali. Non solo, ma che ci ha insegnato a guardare il mondo da una molteplicità di punti di vista e a esplorarne la sua diversità. Ed è proprio questo che ci servirà. A me interessa in particolare il femminismo intersezionale, cioè quello che non si occupa soltanto di donne, ma esplora tutti i temi della contemporaneità. In particolare, ciò che viene considerato marginale. Questo è stato il grande apporto del femminismo: aprire lo sguardo e l’analisi a contesti che erano stati ignorati».

        C’è però un femminismo che teme quest’allargamento, lo giudica una pericolosa deviazione dalle priorità delle donne…
        «È un femminismo conservatore che condanna il maschile e non il maschilismo. Invece è il maschilismo a essere un problema, anche per gli uomini. Certo la società patriarcale paga loro dividendi maggiori, ma è un posto scomodo, una gabbia per tutti».

        E allora, che cosa sta insegnando alle donne l’emergenza Covid-19?
        «L’ha detto la virologa Ilaria Capua: questo virus uccide più gli uomini. Quando ci sarà la ripresa le prime a tornare al lavoro saranno forse, per questo, le donne. È una possibilità: prima dovevamo parlare di quote rosa».

        Non c’è il rischio che accada come durante le due Guerre mondiali: finché gli uomini erano al fronte, le donne furono chiamate a fare tutto. Poi furono rispedite senza diritti e senza tanti complimenti a casa.
        «Credo che abbiamo imparato la lezione. Però avete notato: adesso, ai tavoli dell’emergenza ci sono solo uomini. Le donne sono nei laboratori, in corsia, dovunque si combatte il virus, ma sugli schermi, nelle conferenze stampa, sono tutti maschi. È loro la narrazione. Come se nei momenti di fragilità abbiamo bisogno di rassicuranti “papà”. Pensiamo alla schiera di “sindaci sceriffi” che ci trattano in modo paternalistico. Ci stanno trattando da minorenni, che qualcuno deve rimproverare perché da soli non sanno come comportarsi».

        Non sarà allora il caso di sostituire gli uomini al tavolo?
        «Non è questo il punto. Le donne sono ora in prima fila. Ci sono. Certo c’è il problema del racconto ma oggi abbiamo il potere di gestirlo. Lo abbiamo tutti: siamo diventati tutti enti comunicativi. Certo le donne hanno ancora difficoltà a proporsi: io faccio fatica a trovare le esperte per le trasmissioni. C’è un problema di costruzione della leadership. E di certo, adesso, dobbiamo aspettare che l’emergenza finisca, perché ora dominano la paura e la fragilità. La gente chiede addirittura l’esercito nelle strade come se da soli non fossimo capaci di comportarci bene. Ma dopo quello che dovremmo proporre non è una leadership femminile muscolare. Ma un nuovo sistema di relazioni orizzontali».

        Sul Financial Times è apparso un articolo che sosteneva che i nuovi eroi non sono più i soldati ma il personale sanitario. Questo apre le porte non soltanto a una concezione meno bellica della storia, ma anche a protagoniste, anzi a eroine donne.
        «Ma non è di questo che abbiamo bisogno. Questa è la mentalità delle Storie della buona notte per bambine ribelli. Semplicemente sostituisce agli eroi, le eroine, ma resta una struttura piramidale della società, l’idea che esistano persone dotate di super poteri, che superano tutte le difficoltà, self made men e women che non fanno rete, che salvano il mondo da soli. Invece è proprio il “racconto dell’eroe” che va smontato: dobbiamo costruire storie collettive in cui tutti siano responsabili e in cui, al posto dei superpoteri, ci sia la solidarietà. La “salvatrice della Patria” non scardina il sistema di potere».

        Però può essere portatrice di valori diversi. Per esempio non aggressivi.
        «Ma è già successo. Adesso siamo nella fase Florence Nightingale: delle madre-soccorritrice pronta a immolarsi. Ma non è una novità: ci sono sempre state declinazioni sociali della “sindrome della crocerossina”. Anzi capita spesso che, quando proprio è in crisi nera, una società maschilista si affidi a una donna: perché è sacrificabile. Nel saggio Il sesso del terrore, Susan Faludi ha spiegato bene che cosa è successo dopo le Torri gemelle: le donne sono state ributtate indietro. Gli eroi erano diventati i pompieri: oggi li abbiamo sostituiti con gli uomini in camice. Ma stiamo vivendo la stessa sospensione della libertà».

        Che però non riguarda soltanto le donne.
        «No certo, ma è sorprendente con quale facilità abbiamo accettato che venissero sospese libertà costituzionali fondamentali. Adesso tracceranno perfino i nostri incontri con una app. Non avevamo mai vissuto una tale limitazione. Sembra di vivere in un film sulla Ddr, ne Le vite degli altri. Ma a nessuno è sembrato strano. E se pure ci verranno restituite tutte le libertà adesso sappiamo con quale facilità le negoziamo. La Svezia non l’ha fatto: anziché considerare i suoi cittadini un mucchio di minorenni da tenere con il bastone, ha fatto affidamento al loro senso di responsabilità. Ma certo, la loro è una democrazia più matura».

        Sperando di non portarci le limitazioni, che cosa invece ci porteremo via di buono da questa esperienza?
        «Abbiamo capito che non c’è bisogno di spostare i corpi per far muovere le idee. Io ho disdetto in tre giorni gli impegni di tre mesi e poi ho chiamato una serie di editori per proporre loro di rifare online ciò che facevamo dal vivo. In due settimane abbiamo messo su la piattaforma su Facebook Decameron. Una storia ci salverà. Di una cosa sono certa: sopravviverà a questa crisi chi avrà capito che questi strumenti tecnologici sono il nuovo modo di fare cultura e non un surrogato emergenziale, chi ha deciso di imparare e non di tamponare».

        Ma lei che cosa sta facendo che non avrebbe mai fatto?
        «Con Chiara Valerio, con la quale siamo amiche da sempre, abbiamo pensato che ciò che ci mancava erano quelle conversazioni “non necessarie” che prima facevamo al bar, quegli spazi di “biodiversità”. Adesso è lo Stato che stabilisce che cosa ci è necessario e giustifica il fatto che si esca. Ma noi volevamo salvare il futile e così sul mio canale Youtube abbiamo creato Buon vicinato in cui, per 15 minuti al giorno litighiamo su questioni superflue, come l’eleganza delle suore o se Harry Potter è fascista. Perché abbiamo capito che la serenità è negli interstizi».

        Questo le donne l’hanno sempre saputo. Anzi ne hanno fatto un’arte.
        «Sì, ma ora possono rappresentarlo».

        28 marzo 2020 (modifica il 28 marzo 2020 | 20:57)
        @@

        Leggete bene questo passaggio.

        @@
        Anzi capita spesso che, quando proprio è in crisi nera, una società maschilista si affidi a una donna: perché è sacrificabile.
        @@

        Capito ?
        Ad esser sacrificabile, in una c.d. società “maschilista”, (?) son le donne.
        Vado a farmi un caffè, ché è meglio.

      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        30 marzo 2020 11:59

        Tuttavia, femminismo o meno, resta il fatto che a dirigere il Corriere della Sera c’è un uomo, il quale non ha alcunché da obiettate in merito alle vaginate femminil-femministe e lascia fare le mentecatte in questione…

        @@
        Luciano Fontana (Frosinone, 11 gennaio 1959) è un giornalista italiano, direttore dal 1º maggio 2015 del «Corriere della Sera».
        @@

        Ma dove vogliamo andare con questi sottomessi ?

      • Avatar di pier luigi
        30 marzo 2020 18:23

        Aggiungo Andrea, che naturalmente tutte queste amazzoni, a parti inverse (maggioranza di decessi femminili) avrebbero scritto ben altre filastrocche.
        Come tantissime altre volte abbiamo letto su questo tema*.

        E questo riporta alla “potenza” narrativa del femminismo, al suo disporre di più registri intercambiabili, utilizzabili per ogni accadimento sociale.
        Del presente e del passato.
        Vittimizzazione ed esaltazione…a seconda di ciò che più conviene affermare in quel frangente.

        Non deve più stupire però.
        Il femminismo è sostanzialmente racconto, ed in quanto tale non necessita di attinenza colla realtà fattuale.
        E’ la realtà fattuale che viene interpretata ed adattata al racconto.
        Un racconto continuo, costante, immutevole nel tempo.

        E questo riporta alla “insussistenza” del maschile, che si lascia raccontare senza opporre nessuna resistenza.
        Quanti intellettuali, potendolo fare…replicheranno a Michela Murgia, Giorgia Vezzoli e Daniela Poggio?

        * Treno deragliato a Pioltello: Pierangela, Ida, Giuseppina. La strage delle donne.
        Una viaggiava con la figlia studentessa che si è salvata.
        Lo strazio di parenti e colleghi: “Perdita immensa”

        di GIULIA BONEZZI, GABRIELE MORONI e ROBERTA RAMPINI
        .
        Milano, 26 gennaio 2018 – Sono morte tre donne, tre lavoratrici, il simbolo di quel mondo femminile che si divide quotidianamente tra mille incombenze, tra lavoro e famiglia, facendo enormi sacrifici.
        La sveglia all’alba, un viaggio su treni sporchi e stipati di pendolari, la dura giornata di lavoro e poi ancora una volta il treno, il viaggio di ritorno, stanche, mentre già si sta pensando a come organizzare la casa, a cosa cucinare, agli impegni del giorno dopo.
        Tre donne diverse, uniche, unite dalla tragedia, dal filo che si è spezzato all’alba di quello che sembrava un giovedì qualunque. I pensieri che si affollano su quello che fra poco si dovrà fare al lavoro e poi un rumore assordante, il treno che frena, la consapevolezza che i vagoni stanno deragliando, la paura, lo schianto, il buio. La fine.

        Da ieri un’altra giovanissima donna, di appena 18 anni, è divisa tra la gioia di essersi salvata da quell’inferno e il dolore lancinante di avere perso la sua mamma.
        Pierangela Tadini, 51 anni, impiegata, viaggiava su quel treno maledetto con la sua Lucrezia, studentessa a Milano, che si è salvata.
        «Mia nipote ha preso una botta forte, è in ospedale», racconta la nonna Lucia, avvisata dalla stessa nipote della tragedia.
        «Quando ho sentito suonare il telefono alle 7.35 ho avuto subito il timore che fosse successo qualcosa di brutto».
        Un’altra figlia invece non ce l’ha fatta, è riuscita appena a chiamare a casa: «Mamma aiuto, il treno sta deragliando…», ha detto Giuseppina Pirri, 39 anni, poco prima di spirare.
        «Poi è caduta la linea e c’è stato solo silenzio – racconta il padre, Pietro –. Mia moglie le ha detto scappa ma poi non ha sentito più niente. Sono corso là, era ancora incastrata dentro al treno. Poi mi hanno detto che non ce l’ha fatta.
        Mia figlia si lamentava sempre perché i treni erano spesso rotti e sempre pieni», dice l’uomo in lacrime fuori dall’obitorio.
        Giuseppina era ragioniera, ogni mattina si alzava presto per prendere il treno che da Capralba nel Cremonese la portava a Sesto San Giovanni dove lavorava in una società di recupero crediti.
        Ida Maddalena Milanesi, 62 anni, di Caravaggio – medico, specializzata in radiologia, neurologia e neurologia oncologica, dirigente dello staff di radioterapia dell’Istituto neurologico Besta di Milano – era un’altra mamma, ma un po’ particolare.
        Madre della sua ragazza di 22 anni – che ieri mattina ha saputo della sua morte all’università mentre stava dando un esame perché vuole diventare medico come lei – e mamma anche un po’ di tutti i suoi pazienti al Besta.
        «È a loro adesso che dobbiamo dirlo», si tormentavano ieri i colleghi straziati dal dolore. Ida Maddalena era amata dai suoi pazienti, e lei amava loro. Nel reparto di Radioterapia dell’Ircccs Besta dagli anni Ottanta aveva a che fare tutti i giorni con il dolore di chi scopre e poi combatte contro malformazioni o tumori cerebrali.
        «Ognuno di loro per lei era un caso unico, non si dava pace», dice Maria Grazia Bruzzone, la collega e amica («Abbiamo lavorato insieme fin da giovani, tanti ricordi») che non trattiene le lacrime.
        «Le chiedevo perché non vieni a lavorare con me? Rispondeva: “Lo farei, ma i miei pazienti mi mancherebbero”». Pierangela, Giuseppina, Ida Maddalena: tre donne fra impegni, arrabbiature quotidiane, rimpianti.
        Ma anche tanti sogni, ancora tutti da vivere, sognati magari proprio mentre quel treno viaggiava veloce verso il lavoro.
        E ieri invece verso la morte.
        Tre vite spezzate. «Una perdita enorme, un’ingiustizia».

        http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/treno-deragliato-1.3684886

  8. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    16 marzo 2020 01:24

    la questioneLagarde spiegata bene da chi capisce di economia e finanza

    https://www.ladynomics.it/la-questione-lagarde-spiegata/?fbclid=IwAR0F8_K1_Kbl0DIsUjeNTuMBuFJE-RKsuzQZwkddLCgzH_qpA4tqgEwkX_A

    • Avatar di Andrea
      Andrea permalink
      16 marzo 2020 07:22

      Sì, certo, “spiegata” da due femmine, cioè Giovanna Badalassi e Marialuisa Parodi…
      Ma non ce la fai proprio a non scrivere puttanate eh, pagliaccio che non sei altro ?
      Lagarde dimostra semplicemente che le femmine al potere non sono assolutamente migliori degli uomini.*
      Anzi, molto spesso son decisamente più bastarde.
      Punto.

      @@

      * Non che ce ne fosse bisogno…
      Lo sapevo già.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        16 marzo 2020 15:57

        io non penso affatto che siano migliori degli uomini ma neanche peggiori

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        16 marzo 2020 16:04

        le due femmine sono esperte di economia e finanza. tu sei in grado di criticarle nel merito?

      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        16 marzo 2020 17:57

        Pagliaccio, non deviare il discorso con le solite scemenze, perché ti rammento che nemmeno tu sei esperto di finanza…
        Il “tema” in questione è Lagarde e le femmine in genere, che notoriamente si reputano superiori agli uomini in ogni ambito della vita, perciò NON hanno alcuna scusante.
        Chiaro, pagliaccio che non sei altro ?

    • Avatar di pier luigi
      16 marzo 2020 08:35

      Ha azzoppato tutte le borse europee (Milano -16.92%)…ma evidentemente i mercati non hanno capito il vero spirito della sua uscita.

      Epic fail!

      ***(Milano dopo il post referendum Brexit fece -12.48%)

    • Avatar di ericlauder
      16 marzo 2020 21:51

      Il sito si chiama “ladynomics” cioè “ladies economics”: è una contraddizione in termini, come ha dimostrato la Lagarde le donne di economia non capiscono una mazza.

      • Avatar di maurorecher
        16 marzo 2020 22:30

        Non sono d’accordo ericlaudier. o meglio, vediamola sotto un altro punto di vista, sanno (o fanno finta) di sapere di economia, ma davanti ad una donna ,trovano mille scuse , se non sanno di economia sono solo delle ignoranti in materia ,ma se ne sanno hanno dimostrato di vedere solo il sesso ,ed è molto, ma molto peggio

      • Avatar di ericlauder
        16 marzo 2020 22:48

        Si deve per forza essere d’accordo con me: l’affermazione è un fatto. Le donne di economia non capiscono una mazza.
        E neanche gli uomini.
        Perché la parola indica TUTTE le donne e TUTTI gli uomini. Ed è ovvio che in generale la gente di economia non capisce una mazza.
        Quanto a Christine Lagarde: è giusto stigmatizzarla in quanto donna, proprio perché quando fu eletta parlarono TUTTI principalmente del fatto che era una donna: quindi è giusto vedere Christina Lagarde come “la donna” invece che per le sue competenze.

        Detto da uno che avrebbe preferito Rosy Bindi a Mattarella come PdR (opzione realistica intendo: doveva essere della stessa area e supportato dalle medesime forze, e appunto tra i realisticamente papabili quella era la persona migliore a mio giudizio)

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        17 marzo 2020 01:01

        comprese quelle che hanno vinto il relativo Nobel? (quindi immagino che se tua figlia volesse studiare economia le diresti che può fare solo economia domestica)

        ma se l’uscita di Lagarde dimostra che tutte le donne non capiscono nulla di economia, l’uscita di Boris Johnson cosa dimostra riguardo agli uomini?

      • Avatar di ericlauder
        17 marzo 2020 01:05

        Boris Johnson mica rappresenta tutti gli uomini: i media mica hanno intitolato “la Gran Bretagna ha di nuovo un premier uomo dopo Theresa May la femmina”.
        Christine Lagarde si: rappresentava le donne, era proprio la sua caratteristica principale. Basta cercare “Boris Johnson eletto premier” e “Christina Lagarde nuovo presidente BCE”: di Johnson non si cita mai che è uomo, della Lagarde si cita SEMPRE che è donna, quasi sempre nel titolo. Eppure i capelli di Johnson sono più femminili di quelli della Lagarde.

      • Avatar di pier luigi
        17 marzo 2020 17:02

        Scatolini…le donne “premio nobel” per l’economia sono due.
        Due di numero.
        Dal 1969.
        Due in cinquant’anni.
        Ed entrambe a pari merito con uomini.
        Elinor Ostrom (una politologa) ed Esther Duflo (storica ed economista).
        Entrambe premiate per approcci fuori dalla teorie economiche “classiche” ed in antitesi al sistema capitalistico.
        O apparentemente tali.
        Concessioni…dunque.
        Non moto altro, a mio parere.

        La Lagarde poi, che “soffiò” la poltrona di DSK al FMI, all’interno d’una vicenda dai contorni chiaroscuri, è laureata in legge.
        E aveva già dato prova della sua insipienza con la famigerata lettera a Sarkozy.
        La sua dote, inutile nascondersi dietro a un dito, è quella di essere “la prima donna a…”

        Oltre, naturalmente, ad un robusto tutoraggio politico franco-tedesco.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        17 marzo 2020 17:31

        “concessioni”, il fatto che abbiano vonto il Nobel perchè lo meritano non è neanche preso in considerazione dallo scaltro pier luigino

        e Rita Levi Montalcini (nobel per la medicina), e grazia deledda, alice munro, (nobel per la letteratura), e shirin ebadi (nobel per la pace) tutte “concessioni”. Ma fammi il favore

      • Avatar di pier luigi
        17 marzo 2020 18:02

        Lo vedi Scatolini che sei sempre il solito coglione?
        La “concessione” era riferito al tema…non al fatto che fossero donne.
        Il premio nobel per l’economia infatti non è certo un’istituzione antisistema.
        Vero il contrario.
        E come ogni sistema di dominio (culturale in questo caso) “concede” alle tesi opposte, proprio per perpetuare se stesso.
        E dire che non era così complicato capirlo.
        Ci voleva la schiuma d’un femminista intontito per travisare.
        .

        **Tra l’altro la ricerca della Ostrom (i beni collettivi) coincide con quello della mia tesi di laurea.
        A conferma di quanto tu sia un emerito idiota.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        17 marzo 2020 19:21

        veramente io sono un garantista senza aggettivi finchè non sei condannato in un processo non sei colpevole (salvo situazioni eclatanti), ma è interessante che un magistrato che ha ngato il risarcimento ai figli di una donna uccisa dal marito ora sia accusato di violenza domestica, magari è innocente magari è una coincidenza però è curioso

  9. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    17 marzo 2020 17:32

    off topic

    ecco un esempio di come la magistratura italiana sia “serva del femminismo” (come no)

    • Avatar di pier luigi
      17 marzo 2020 18:19

      Scatolini questo è solo “l’esempio” di come il garantismo femminista (che è il tuo) usa la stampa di regime (La Repubblica) per condizionare gli esisti d’un procedimento giudiziario basato su un’accusa.
      Con il disegno chiaro e lampante di rendere “superfluo” il processo penale, in modo tale che anche un’eventuale assoluzione venga letta dall’opinione pubblica come un sopruso verso una donna.
      Una tecnica in uso da decenni da parte del femminismo.

      Quello che hai postato, dunque, è esattamente la ragione per cui noi siamo sul piede di guerra.
      E’ la prova a favore delle nostre tesi.
      Ma tu sei talmente sciocco che nemmeno t’accorgi di questo tuo utile lavorio.

    • Avatar di pier luigi
      17 marzo 2020 19:53

      Non fare il furbo con me Scatolini…tu sei un garantista quanto un membro del KKK lo è verso i neri che commettono reati.
      Il sarcasmo con cui hai accompagnato la pubblicazione di quell’articolo infame ed infamante, qui dentro, oltre al commento…”un uomo orrendo” che hai lasciato nella pagina FB della Schiarizza, lo testimoniano inequivocabilmente.

      Gli stolti come te meritano di trovarsi a calpestare quello stesso sterco che contribuiscono a diffondere.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        17 marzo 2020 20:00

        per me chi nega il giusto risarcimento a due ragazzi che hanno perso la madre per mano del padre è uomo perlomeno discutibile a prescindere dal resto

      • Avatar di pier luigi
        17 marzo 2020 23:20

        La negazione d’un risarcimento, che ha per legge necessità d’essere autorizzato dal giudice e non quindi frutto d’un automatismo, può essere sindacata solo previa lettura delle motivazioni.
        Men che meno può essere quindi definito sacrosanto.
        Il fatto poi che tale argomento venga utilizzato surrettiziamente per creare discredito verso una persona in coincidenza di un’accusa di rilevanza penale tutta ancora da verificare…da parte di militanti ben profilate…tramite stampa “amica”…è un fatto d’una gravità assoluta.
        Che si spiega solo con l’imbarbarimento giudiziario per via mediatica che il femminismo ha di recente rispolverato verso la giurisdizione.
        E’ chiaro che si tratta d’una azione di messa in soggezione a movente vendicativo.
        Intimidire il non allineato Fresa per intimidire tutti i magistrati nella loro costituzionale libertà di giudizio.
        Ed anche la politica (la parte ricorrente era la Presidenza del Consiglio)

        Ripeto: questa tecnica il femminismo la usa da sempre.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        18 marzo 2020 00:29

        l’accusa è tutta da verificare, quel che è certo è che la moglie ha una contusione al volto e sette giorni di prognosi. si sarà picchiata da sola?

      • Avatar di pier luigi
        18 marzo 2020 10:00

        Scatolini, l’avv. Fabio Nestola pubblica report di proscioglimenti maschili da accuse femminili in ambito giudiziario (sentenze quindi) al ritmo di quasi due al giorno.
        E sono solo quelle di cui, faticosamente, si riesce ad avere notizia.
        Fossi in te, prima di azzardare queste spiritose battute dettate da un partito preso (la volontà di condannare un uomo a rescindere dal vaglio delle accuse) ci penserei due volte.

        Quello che è certo, è che c’è un accusa.
        Solo quello è certo.
        Assieme ad una campagna mediatica dall’intento diffamatorio.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        18 marzo 2020 17:01

        quindi dici che si è procurata una contusione da sola (perchè? E’ in combutta con l’internazionale delle femministe cattive per rovinare il giudice?). bè tutto è possibile (anche se alcune ipotesi mi sembrano poco probabili)

      • Avatar di pier luigi
        18 marzo 2020 17:45

        Io non sono il PM, non sono l’avvocato di parte civile e men che meno l’avvocato difensore del dott. Mario Fresa.
        Non uso le questioni giudiziarie come clave per colpire politicamente.
        Prendo atto che c’è un capo d’accusa da cui dipende il mantenimento in libertà d’un essere umano e attendo il verdetto della magistratura giudicante, dopo lo svolgimento d’un dibattimento (se ci sarà) in cui le parti possono esporre le loro tesi.
        Questo è il fondamento d’ogni civiltà giuridica che si rispetti.
        Tu perché invece, sedicente progressista, hai tutta questa necessità d’anticipare conclusioni che non ti spettano…partecipando alla richiesta della Schiarizza di aizzare l’opinione pubblica contro questo magistrato?
        Perché fai pressioni indebite per anticipare un verdetto di colpevolezza?

        Sei tu quello che deve dare spiegazioni…non io.

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        18 marzo 2020 19:39

        io considero improbabile che la signora possa essersi procurata da sola una contusione sul viso con prognosi di dieci giorni non è impossibile ma è improbabile. poi quello che è successo spetta stabilirlo agli inquirenti

  10. Avatar di Paolo
    • Avatar di pier luigi
      19 marzo 2020 12:03

      Scatolini, da anni denunciamo e documentiamo il tema delle strumentali false accuse di violenza maschile proprio riferite alle dinamiche di conflitto e separazione tra i partner…e tu posti qui dentro i fantasmagorici dati raccolti da un’associazione ultrafemminista come Di.Re.?
      Dati forniti direttamente da loro, raccolti con procedure opache e senza nessun vaglio, controllo e verifica da parte di enti pubblici e pubblicati da stampa “amica”.
      Stampa che, abdicando al suo essenziale ruolo d’indagine e verifica, si limita a mettere a disposizione il microfono come neanche un house-organ farebbe.

      Ma cosa credi di fare, pubblicando queste “autorevoli” fonti?
      In quanto fervente femministo, quali imbarazzi credi di creare qui dentro con questa roba?

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        19 marzo 2020 16:16

        i vostri dati da quale ente sono verificati e vagliati?

      • Avatar di pier luigi
        20 marzo 2020 00:19

        Quali dati Scatolini?…i dati “elaborati” li forniscono le associazioni femministe.
        La validazione spetta a loro.
        La messa a disposizione dei metadati, la chiarificazione delle metodologie di raccolta, le prove e tutto il resto spettano a loro.
        Le sentenze di assoluzione che ho citato prima, sono esclusivamente la cartina al tornasole della veridicità della dimensione di queste denunce.

  11. Avatar di pier luigi
    20 marzo 2020 00:22

    Fai clic per accedere a 957%20FENBI%20-%20A.pdf

    – – – – –

    “I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni…”, “…è appurato che le versioni fornite dalle presunte vittime sono gonfiate ad arte.
    Solo in 2 casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione…(…). “una tiratina d’orecchi ai centri antiviolenza, che istigano a denunciare senza fare la dovuta azione di filtro, ma poi si disinteressano di come va a finire…”.
    Carmen Pugliese, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Bergamo
    inaugurazione anno giudiziario 2009, previa autorizzazione del Proc.Gen Addano Galizi, 29/1/2009
    .
    “Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento…􀂪.
    Barbara Bresci, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Sanremo – Il Secolo XIX, 25/11/2009
    .
    “Onestà intellettuale vuole che (…) si parli anche dei casi di “false” violenze o meglio di “false” denunce di violenza subita…
    Inutile dire che per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli…».
    Jacqueline Monica Magi, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Pistoia – il Sole 24 Ore, 25/10/2009
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    “L’accusa di violenza sessuale è il modo più facile per estromettere il padre dalla vita dei figli. La donna non solo si libera del partner come coniuge ma anche come padre, facendolo uscire definitivamente dalla sua vita….”, “La legge attuale non garantisce né il padre, né il minore. Per quanto riguarda il bambino (…) quando si rivela la falsa accusa, che di solito è fatta su istigazione della madre, la situazione si rivolta proprio contro di lui…”.
    Maria Carolina Palma, CTU c/o Trib. di Palermo – Avvenire, 13/4/2009
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    “Uno dei miti diffusi nella nostra società è che la violenza domestica è qualcosa che gli uomini fanno alle donne […] Le donne istigano la maggior parte delle violenze in ambiente domestico e costruiscono false accuse”.
    Rossana Alfieri, pedagogista clinica
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    “Tematiche spesso ignorate e sottaciute….il concetto di violenza di genere viene inteso come indissolubilmente legato alla vittima femminile, ma la realtà è diversa”
    “A fronte della violenza cieca, diretta dell’uomo, esiste una violenza subdola, fredda, vendicativa, tipica della donna”
    L’utilizzo emergente delle false accuse in caso di separazione è solo uno degli aspetti”.
    Chiara Camerani – docente di Criminologia, Università de L’Aquila
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    “Se ci sono i minori in ballo, si mettono in atto dinamiche crudeli: le donne costruiscono false denunce di maltrattamenti o molestie sui figli a scapito del coniuge, per togliere a quest’ultimo la patria potestà”
    Cristina Nicolini – avvocato matrimonialista
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    “credo che la tendenza stia crescendo: questo è sintomo di un disagio della mancanza di un punto d’ascolto. […] Ad adottare questi sotterfugi sono sempre le donne: se la separazione è in corso, non ci sono strumenti prima dell’udienza per allontanare uno dei due genitori da casa.
    L’ordine di allontanamento giunge solo in caso di violenza fisica, ed ecco perché arrivano le denunce verso i mariti, per la maggior parte dei casi inventate”
    Clara Cirillo – Presidente AGI (Associazione Giuristi Italiani) 4 feb 2010
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    “le false accuse di maltrattamenti, percosse, abusi sessuali e violenze di vario genere su donne adulte e figli minori – le querele costruite al solo scopo di eliminare l’ex marito dalla vita dei figli – oscillano nelle procure italiane da un minimo del 70 ad un massimo del 95%…”
    Sara Pezzuolo, Psicologa giuridica
    Convegno ANFI (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani)
    Firenze, 29 aprile 2010
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    “il “vizietto” nostrano di approfittare della legge, quando c’è, proprio non vuole morire.
    E, spesso si configura un reato, legato al mero interesse (economico) della presunta vittima di molestie.
    Non è un caso che spesso si ricorra alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento”.
    Valentina Noseda – giornalista, consulente RAI
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    “una ricerca pubblicata dal Prof. Giovanni Camerini della Cattedra di NPI a Modena, relativa ad una casistica di 60 denunce di abuso sessuale all’interno di separazioni conflittuali, porta ai seguenti risultati: 3 casi di condanna, i rimanenti 57 esitati in archiviazione, proscioglimento in istruttoria o assoluzione perché il fatto non sussiste.
    Sarebbe utile indagare sulle conseguenze, non solo per gli adulti ma per gli stessi bambini, di questi coinvolgimenti in denunce infondate.
    Occorre più ricerca sull’uso strumentale delle denuncie di abusi, oltre ad un’inchiesta sul modus operandi dei centri.che le favoriscono”
    Benedetta Priscitelli, neuropsichiatria infantile, Modena
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    “false denunce generate nel contesto delle controversie legali della separazione. È quest’ultimo l’ambito nel quale viene evidenziata la maggiore incidenza ( )in letteratura l’accento è stato posto sulle ripercussioni per il minore abusato che non viene creduto, ma anche nel caso di una falsa
    denuncia ritenuta fondata il bambino è destinato a subire un trauma.(…) non solo rimane intrappolato nella spirale dell’iter processuale, ma è avviato a percorsi terapeutici per vittime di abuso (…) invasivi e potenzialmente iatrogeni”
    Jolanda Stevani, Psicologa Forense, CTU c/o Trib. Di Roma – Psicologia Contemporanea, nov. 2010, pp 18-23
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    “…sebbene siano utili in caso di abusi reali e non costruiti, è necessario sollecitare un controllo sui centri antiviolenza (…)
    Studiando le numerose vicende giudiziarie dei padri privati ingiustamente del ruolo genitoriale, (ferma restando la necessità della tutela dei minori in caso di abusi e/o disagi acclarati e non solo millantati), da donna e madre, prima ancora che da avvocato, esprimo la mia solidarietà.
    Sottolineo però l’esigenza, alla luce delle ingerenze economiche (sovvenzioni pubbliche) comuni a tutti i casi che stanno emergendo, di promuovere una raccolta firme da inoltrare alle Autorità competenti al fine di fare emergere la reale dimensione sociale del problema – che sembra essere esteso su tutto il territorio nazionale – e sollecitare un intervento qualificato che miri al controllo sulle gestioni di questi centri antiviolenza, sulle competenze e professionalità coinvolte e, soprattutto, che sfoci in una più attenta normativa sui limiti dei loro poteri di azione.
    Mi sembra, infatti, che allo stato, non sia garantita una giusta perequazione tra l’esigenza di tutela dei minori in presunto stato di disagio ed il diritto del genitore privato del suo ruolo di contestare legittimamente i provvedimenti, troppo spesso assunti inaudita altera parte”.
    Daniela Piccione – Avvocato, Delegato Regionale Sicilia Familiaristi Italiani, 31 10 2009
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    “…a fronte di una separazione coniugale, sono sempre più frequenti accuse di abusi/maltrattamenti del tutto strumentali, finalizzate ad arrecare forte danno all’ex partner; la letteratura parla persino di “Sindrome da accuse sessuali in divorzio”.
    In questi casi la rottura passa attraverso la più totale distruttività nei confronti dell’altro, attraverso accuse gravissime che sconvolgono l’esistenza del soggetto minore coinvolto e del genitore ingiustamente accusato.
    Il fenomeno è in crescita esponenziale soprattutto in assenza di modelli strategici atti ad arginarlo nonostante siano stati stilati protocolli finalizzati ad una corretta valutazione sia della testimonianza del minore, sia del contesto di riferimento.
    La mia tesi è che si assista comunque alla negazione del diritto al giusto processo nei confronti di indagati e di imputati coinvolti; infatti spesso l’esito è
    un processo di tipo “verificazionista”: “di abuso si parla e l’abuso si deve trovare”.
    Chi è chiamato a giudicare viene condizionato da quella che personalmente chiamo “Sindrome di Stoccolma per procura”, secondo la quale, in presenza di prassi devianti, si preferisce evitare un trauma psicologico alle vittime presunte causandone uno altrettante grave che consiste nel ritenere
    aprioristicamente verosimile l’accusa, emettendo ordini di protezione dalla persona falsamente accusata.
    Le ideologie sacrificano nel loro nome il diritto alla difesa.
    Si attribuisce a chi denuncia un credito riconducibile al pregiudizio, sacrificando integralmente il diritto di difesa degli indagati a causa della non riconosciuta necessità di rispettare, specie nella fase iniziale delle indagini, canoni scientifici, linee guida e protocolli riconosciuti a livello nazionale ed internazionale.
    L’abuso dell’abuso/maltrattamento rappresenta una prassi dalla quale è molto difficile difendersi.
    Credo che le intenzioni dei magistrati e degli operatori coinvolti nelle valutazioni debbano essere quelle di tutelare il minore affinché non subisca ulteriori e inutili traumi, ma anche di garantire l’adulto che, in questi casi, è stato accusato falsamente di un reato infamante.
    Inoltre, credo che una ulteriore garanzia debba essere posta nei confronti del legame genitoriale che viene strumentalmente ed ingiustamente reciso per lunghissimo tempo”..
    Loretta Ubaldi – Pedagogista Forense, Specializzata in Diritto del Minore, Esperta gestione e risoluzione dei conflitti (ADR), Consulente dei Tribunali di Roma
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    “…molti genitori sono mostruosamente orgogliosi, consapevoli di usare i propri figli per teatrini macabri e nel proprio esclusivo interesse (…) falsi abusi, falsi maltrattamenti, false corruzioni a danno dei figli, per togliere di mezzo l’altro genitore, ritenendolo rottamabile con mezzi disonesti e
    rapidi (…)”
    Annamaria Bernardini De Pace – avvocato
    Divorzi difficili e menzogne – Quei padri-mostri costruiti a tavolino – Il Giornale, 27 giugno 2011
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    Polizia Moderna – organo ufficiale della Polizia di Stato
    “(…) si registra una epidemia di denunce nei confronti di ex mariti e padri degeneri accusati, fra l’altro, di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli. Alcune di queste accuse sono purtroppo fondate come recenti e terribili fatti di cronaca confermano, ma la maggior parte di esse, spesso le più infamanti, si dimostrano, dopo un iter doloroso e certamente non breve, false o inattendibili.
    Le denunce “false” costituiscono un’ampia gamma di resoconti non corrispondenti alla verità/realtà dei fatti che vanno dalle dichiarazioni menzognere sostenute dalla precisa volontà e finalità di danneggiare l’ex marito-padre, alle dichiarazioni erronee a causa di una interpretazione distorta (…)”
    http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2375 – giugno/luglio 2011

    —————-

    Inoltre in alcuni casi emerge un’operazione di lobbyng antimaschile a prescindere dalla fondatezza o meno delle accuse formulate; alcuni centri antiviolenza pubblicizzano apertamente la propensione del proprio pool legale ad aggirare la legge.
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    Sul sito differenzadonna.it, nello spazio “Assistenza Legale” si legge:

    “…le nostre legali intervengono a favore della donna solo nei casi di separazione decisa per violenza agita nei confronti della donna stessa e dei bambini.
    Professioniste molto motivate, sempre al corrente delle ultime leggi, molto valide nel sottolinearne le novità negative e trovare il modo di aggirarle…”

    Vale a dire: con l’affido condiviso i figli non sono più proprietà esclusiva di un genitore?
    E’ una novità negativa, quindi urge studiare una strategia per aggirarla.
    L’unico criterio di esclusione del coniuge è la pericolosità dovuta alla violenza.
    Ergo: se la violenza c’è si denuncia, se non c’è si trova il modo di costruirla.
    Le operatrici del Diritto – tutte di genere femminile – testimoniano come tale strategia venga messa in atto in percentuali che oscillano, a seconda delle Procure, tra il 70 ed il 95%.

    • Avatar di Paolo
      Paolo permalink
      20 marzo 2020 16:39

      la violenza domestica esiste, non è che siccome ci sono false denunce da parte di ex mogli (saranno davvero la maggioranza? questo significa che nessun marito o ex marito sia violento verso la moglie

      sarebbe come dire che le pensioni d’invalidità sono sbagliate solo perchè esistono i falsi invalidi.

      le donne e i bambini davvero vittime di violenza devono essere protette/i, chi inventa denuce false deve essere sanzionato almeno economicamente

      tra l’altro gli anti-femministi tirano fuori le (presunte) statistiche sulle false denunce anche davanti a casi di ex mariti che hanno ammazzato la moglie quindi dove la violenza è vera

      • Avatar di Andrea
        Andrea permalink
        20 marzo 2020 20:54

        Sì, paoletto, la violenza domestica esiste (anche al contrario, se è per questo), ma ora hai veramente fracassato i genitali.

      • Avatar di pier luigi
        20 marzo 2020 23:53

        Vedi Scatolini…tu sei solo un povero coglione che fa finta di non capire, poichè in malafede, tentando di manipolare il contenuto dei post.
        Specifico…non a te, che sei solo un miserabile, ma a chi eventualmente leggesse i tuoi ragli, che qui nessuno ha mai negato la violenza di uomini verso donne…sarebbe risibile (quello lo fanno le femminista con la violenza femminile verso gli uomini ed i bambini).
        Il richiamo al tema delle “false accuse” (quello sopra è un documento depositato al Senato) è importante per smascherare la sofisticazione del dato dimensionale, atta a falsarne la percezione del fenomeno nella pubblica opinione (soprattutto le donne) attraverso la costruzione di mirabolanti dati statistici.
        Che poi però non vengono mai successivamente aggiornati, rivisti e corretti nella loro effettiva dimensione, confermando che si tratta di un’operazione strumentale al mantenimento d’un generale clima di timore ed odio verso il maschile, per ragioni che qui abbiamo denunciato più volte.
        Principalmente il supporto alla tesi “della violenza strutturale maschile” di matrice femminista, che della pervasività numerica si nutre, di cui ha necessità per essere corroborata.
        E che si porta dietro la parallela ed interessata questione economica dei finanziamenti alle strutture di raccolta di quegli stessi dati.
        L’assoluta opacità dei CAV è funzionale a tutto ciò.

        Questa coordinata campagna femminista in piena crisi pandemica che…ahiloro, gli ha tolto tutto lo spazio mediatico nazionale, parla chiaro.

  12. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    21 marzo 2020 20:50

    Ma a chiamare non ci sono solo le donne. “Ricevo telefonate anche di figli che denunciano le violenze subite dalla madre o che subiscono in prima persona dal padre, a volte anche indirettamente perché intervengono nelle liti per proteggere la donna”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/21/news/coronavirus_la_psicologa_bisbigliano_chiamano_da_sotto_la_doccia_o_chiuse_in_stanza_ma_le_donne_vittime_di_violenza_non-251869254/

  13. Avatar di Paolo
  14. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    14 aprile 2020 20:08

    penso che le donne leader possano essere ottime o pessime quanto gli uomini e ritengo che questa sia una pura coincidenza ma è una coincidenza interessante (e poi ho vogloia di farvi innervosire) perciò vi posto questo:

    https://www.forbes.com/sites/avivahwittenbergcox/2020/04/13/what-do-countries-with-the-best-coronavirus-reponses-have-in-common-women-leaders/?fbclid=IwAR2w1joPHZjR9VLDAD-bqEw-rJns0rhUQYIpOAGCg1X11jUH0YnuqVheH2M#167b8a133dec

    • Avatar di maurorecher
      14 aprile 2020 20:42

      L’ho visto anche sul corpo delle donne (pagina facebook) con esaltazione del mondo femminile , ma vedi Paolo c’è un errore di fondo a mio avviso , io sono affetto da reni policistici e sono seguito da una dottoressa ,quando ci vediamo ,che lei sia uomo do donna è una cosa che non mi tocca minimamente, spero che riesca (io non sono un medico) a trovare la cura migliore ,invece ,secondo alcune essere uomini o donne è cosi importante ,io questo lo chiamo sessismo

      • Avatar di Paolo
        Paolo permalink
        14 aprile 2020 20:49

        l’ho detto prima che non credo assolutamente che una donna leader sia meglio o peggio di un uomo. ho postato l’articolo per il gusto di far innervosire i tuoi aficionados

  15. Avatar di Andrea
    Andrea permalink
    14 aprile 2020 20:52

    E quel ridicolo articolo che valore avrebbe, sottospecie di ritardato ?
    Ma veramente credi che per gestire l’emergenza in un tot paese basti una singola persona ?
    Prendiamo Angela Merkel, che al pari di altri capi, ha inizialmente esitato: tu pensi realmente che sia tutto merito suo se la Germania sta gestendo relativamente bene l’emergenza coronavirus?
    Ascolta, bambino, a me i crucchi stanno sui coglioni da una vita, per tutta una serie di motivi, ma non si può negare che siano molto efficienti.
    Per esempio: in Europa (sia dell’ovest che dell’est) nessuno possiede 28mila letti di terapia intensiva.
    In quell’articolo si cita la Finlandia e la sua giovane “profetessa” Marin.
    No, dico, ma devo ridere ? Un paese che ha una popolazione di poco più di 5 milioni e mezzo di abitanti ?
    Allora a ‘sto punto si potrebbe citare l’Albania di Edi Rama… che ha un numero bassissimo di morti e infetti.
    Oppure, per confrontare i risultati della Germania della Merkel, si potrebbe portarel’esempio della Russia di Putin.

    @@
    e poi ho vogloia di farvi innervosire)
    @@

    Deficiente, per quanto mi riguarda sono altre le cose che mi fanno innervosire di questi tempi, anzitutto il fatto di essere in cassa integrazione e in prospettiva di avere un futuro nebuloso, non certamente le tue cazzate da minorato mentale, mantentunto da papà e mamma.
    Del resto il fatto stesso che non spendi mai una parola in merito alla tua situazione lavorativa la dice lunga.
    Per te è preferibile fare il difensore delle femmine a oltranza piuttosto che cercarti un lavoro e smetterla di fare il parassita.

    • Avatar di Andrea
      Andrea permalink
      14 aprile 2020 20:57

      Mi correggo…
      @@
      mantenuto da papà e mamma…
      @@

    • Avatar di Paolo
      Paolo permalink
      14 aprile 2020 21:13

      lo so anch’io che la Germania ha più posti in terapia intensiva di noi, che la Finlandia è aiutata dal fatto di essere scarsamente popolata come Nuova Zelanda e Islanda sono aiutate dal fatto di essere isole e ciò facilita il lockdown, Taiwan (altra isola) poi ha già avuto l’sperienza della Sars quindi erano preparati.

      non penso affatto che basti una sigola persona nè ha importanza che siano donne. volevo solo godermi la tua risposta incazzosa e piccata e così è stato

  16. Avatar di Paolo
    Paolo permalink
    15 aprile 2020 00:52

    dibattito tra quelli che secondo voi sono “zerbini” e secondo me sono persone che riflettono un po’ meglio di voi, (io posso non essere sempre d’accordo con loro ma ne ho stima)

  17. Avatar di pier luigi
    15 aprile 2020 12:52

    Il pistoiese

    Il mite pistoiese si credeva
    d’essere dotato di gran penna.
    S’era fatto convinto che una donna
    la potesse conquistar con quella sola.

    Credeva ch’entro il “sorriso verticale”
    …ch’egli aveva visto giusto in foto.
    Gli garantisse di svuotar lo scroto
    lo scrivere peane al gentil sesso.

    quindi…

    Tutt’i giorni che Dio mandava in terra,
    infestava ogni spazio digitale.
    Si sarebbe alimentata una centrale,
    con tutto quello spreco d’energia.

    L’argomento fu sempre…manco a dirlo,
    “i maschi e le millenarie colpe”.
    Ma la favola dell’uva e della volpe,
    s’intravvedeva da dietro ogni sua tesi.

    infatti…

    La virile e maschia dotazione,
    tanto deprecata e vilipesa.
    Non si capiva come l’avesse intesa
    dato che lui n’era sprovvisto.

    Ciò che non si possiede…si detesta,
    c’ha insegnato il professor viennese.
    Di certo il femminismo che lui apprese,
    mai gli garantirà ciò che gli manca (I)

    Ma…“la mascolinità è tossica!”…lui raglia,
    e voi non siete altro che i suoi schiavi.
    Per via di tutti i vostri tanti avi,
    e di ciò che han male costruito.

    Ma tanto zelo al pistoiese mite (…e afflitto),
    non gli sortì mai grandi risultati.
    Prese solo gran calci d’ambo i lati:
    dai maschi…e dalla sorellanza tutta.

    • Avatar di maurorecher
      15 aprile 2020 14:26

      Grande Pier luigi

    • Avatar di Paolo
      Paolo permalink
      15 aprile 2020 16:48

      riconosco che è un buon comèonimento, si vede che ti sei impegnato.

      (non credo affatto che la mascolinità in sè sia tossica, un certo modo di intenderla, quello che esce fuori da certi gruppi telegram, lo è)

      • Avatar di pier luigi
        15 aprile 2020 17:51

        La tua invece Scatolini, come anche quella di questi catecumeni, è una mascolinità intossicata (dal femminismo).

        **il sonetto m’è costato appena un’ora della mia esistenza…il soggetto era tutto sommato facile 😉

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