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Quando c’era lui

25 settembre 2022

Certo, e i treni arrivavano in orario

Questo è un commento che ho trovato sotto questo post del solito libretto femminista cioè questo

Invece di criticare il femminismo per quello che è cioè una stampella del capitale e del mondo occidentale, e che è un continuo disprezza mento del genere maschile, lo si critica dalla parte sbagliata, addirittura pronunciando che, nel ventennio fascista, non esistessero omicidi del genere, tralascio il fatto che, secondo il nostro “tradizionalista” sia un problema solo italiano, vuol dire informarsi con topolino

Ancora una volta non si punta al rispetto reciproco che, nel universo femminile, manca assai di più che nel mondo maschile, ma si cita solo il rispetto verso le donne

Che poi non esistesse nulla di questo nel ventennio fascista è tutto da dimostrare, certo non avevano questa risonanza mediatica e magari non si inventavano femminicidi per rimpolpare i numeri che, sia chiaro, è sempre una tragedia per la famiglia che lo subisce, ma se parliamo di meri numeri, siamo per fortuna molto bassi

Credo che, se esistono ancora questi uomini, la questione maschile farà fatica che faccia un passo in avanti

6 commenti leave one →
  1. Avatar di Andrea
    Andrea permalink
    25 settembre 2022 17:10

    Tanto per cambiare a pronunciare queste parole

    è stato il solito italiano di sesso maschile, rincoglionito, esterofilo, disfattista e parimenti convinto che l’erba del vicino sia sempre più verde.
    Dunque, il termine femminicidio, che deriva dallo spagnolo “feminicidio”,
    fu utilizzato per la prima volta nel 2004 dall’antropologa messicana Marcela Lagarde con lo scopo di attirare l’attenzione politica sulla situazione vissuta dalle donne in Messico, in particolare nella zona di Ciudad Juárez.
    Successivamente il concetto di femminicidio è diventato oggetto di studio anche di altre attiviste dell’America Centrale come Julia Monárrez, Ana Carcedo e Monserrat Sagot, acquisendo ben presto una diffusione globale.
    Stando sempre a quel che mi risulta, i primi riferimenti ufficiali del termine “femminicidio” si ritrovano all’interno della Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 ottobre 2007 sugli assassinii di donne in Messico e in altri paesi dell’America Latina.
    Questo tanto per evidenziare che l’origine di questa storia non è certamente in Italia.
    Non è una consolazione ma una constatazione.
    Tra l’altro, in quanto a violenza, l’America latina è la numero uno del pianeta.
    https://www.ilgiornale.it/news/esteri/lonu-tutte-sud-america-citt-pi-pericolose-mondo-i-cartelli-1010440.html

    In confronto l’Italia è quasi un paradiso terrestre, tanto è vero che il nostro paese è uno dei luoghi MENO violenti al mondo.
    Per quanto riguarda il periodo fascista in Italia, non ho dati precisi al riguardo, ma di certo le affermazioni di quell’ idiota fan veramente ridere.
    In compenso ho questa vecchia discussione aperta da uno dei pionieri della QM, che però fa riferimento al tasso di omicidi in genere e che a mio parere rende bene l’idea in merito al fatto che non è mai esistita alcuna età dell’oro.
    Anzi.
    https://questionemaschile.forumfree.it/?t=10006120
    @@
    *STRIDER*
    view post Inviato il 11/8/2006, 18:44
    Utente cancellato

    Spesso, parlando con delle persone anziane, mi capita di sentirmi dire:”Oggi non c’è più rispetto, oggi i giovani sono tutti maleducati e irrispettosi, una volta c’era più rispetto per gli anziani, ai miei tempi c’era meno violenza, ecc., ecc.”.
    Bene.
    Qualche giorno fa, mentre ero a casa di un amico, mi è capitato fra le mani un vecchio numero di FOCUS EXTRA (n.13 – primavera 2003), che gli ho immediatamente “sequestrato”.
    Per quale ragione? Be’, perchè all’interno vi è pubblicato un interessante articolo intitolato:
    “AI MIEI TEMPI…”
    “Nel 1861, a Napoli, c’erano 70 delitti ogni 100 mila abitanti. Oggi in Italia sono meno di 4, negli Usa circa 10, a Rio de Janeiro 65”.
    —————————————-
    Esiste davvero un’emergenza sociale in Italia?
    Ha ragione chi rimpiange il passato e parla di
    criminalità dilagante? O la paura non è che
    l’effetto del bombardamento di notizie cui
    siamo sottoposti dai mezzi d’informazione?
    “Se da un lato è vero che in alcuni periodi,
    anche recenti, gli omicidi sono aumentati”
    risponde Isabella Merzagora Betsos, docente
    di Criminologia alla facoltà di Medicina dell’Università
    di Milano “è pur vero che prendendo in considerazione
    intervalli temporali più ampi il fenomeno appare
    decisamente in calo”. Nonostante i dati relativi
    all’Ottocento siano in genere poco attendibili
    e coerenti, Merzagora ha mostrato che nel
    nostro Paese si è passati da un tasso di 20
    omicidi volontari (tentati o consumati) ogni
    100 mila abitanti nel 1880, ai 3,83 del 2001.
    Il dato, che nel 1900 era già sceso quasi a 10,
    è arrivato sotto i 3 nel 1963, per poi risalire
    leggermente. “Il grafico” fa notare Merzagora
    “mostra una flessione dei crimini prima e durante
    le due guerre mondiali, e una forte crescita
    all’indomani (nel ’45 si arrivò a un tasso di 28,52
    omicidi ogni 100 mila persone). Il calo era dovuto
    alla chiamata alle armi dei giovani, allo spopolamento
    delle città, alla diminuzione della disoccupazione
    grazie allo sviluppo dell’industria bellica; il successivo
    incremento, invece, si spiega con la depressione
    economica, le difficoltà di integrazione dei reduci,
    la più facile reperibilità di armi. Nell’ultimo quarto
    di secolo sono diminuiti anche gli omicidi a scopo
    di furto o rapina, passati dai 202 del 1975 ai circa
    40 attuali, mentre sono aumentati gli assassini di mafia.
    “Una volta, nel mondo contadino” dice Merzagora
    “i problemi di confine dei campi o di tradimento
    coniugale si risolvevano a schioppettate. Oggi si
    va dal giudice”. Anche secondo Cary Cooper, psicologo
    comportamentale dell’Università di Manchester, il
    livello di violenza nella società non è aumentato.
    “A cambiare è stata la percezione che ne abbiamo”.
    Una combinazione di fattori, compresa una maggiore
    copertura da parte dei mass media anche degli episodi
    di piccola criminalità, ci ha reso più sensibili al problema
    della sicurezza. Ma Cooper, statistiche alla mano, sottolinea
    come il rischio di essere derubati o aggrediti sia molto
    più basso di quanto la gente immagina. Se in Gran Bretagna
    una persona su 7 ammette di aver paura di essere rapinata,
    solo una ogni 200 lo sarà effettivamente. Parimenti,
    il 25% delle donne teme di essere stuprata, mentre la
    possibilità che accada è dello 0,078%. Anche gli automobilisti
    si preoccupano troppo. Uno su 5 ritiene probabile che
    il suo veicolo venga rubato, ma è una realtà solo per
    1 su 70. “Spesso, concentrandoci su ciò che è assente
    dalla nostra vita, in questo caso il crimine, finiamo per
    temerlo di più” conclude Cooper.

    Michele Scozzai
    @@

  2. Avatar di Andrea
    Andrea permalink
    25 settembre 2022 17:13

    Mauro, avevo postato un commento, che però non so che fine abbia fatto.
    E’ finito in spam ?

  3. Avatar di pier luigi
    25 settembre 2022 22:55

    Parlare di “vera rivoluzione riuscita…almeno in parte” da la misura dello stato confusionale…o per meglio dire della disonestà intellettuale di chi perora la causa dell’ideologia femminista.
    Le rivoluzioni infatti…o riescono o falliscono.
    Altrimenti si deve parlare di mutamenti, di trasformazioni, di variazioni, di correzioni, non certo di rivoluzioni.
    Altrimenti qualsiasi rivoluzione può definirsi parzialmente “riuscita”.

    Ma siamo alle solite: l’ideologia femminista basa la sua “forza” sulla manipolazione delle coscienze dei singoli e (per sommatoria) di quella collettiva.
    E’ chiaro (a chi ha occhi per vedere) come questa paradossale definizione sia solo funzionale a mantenere alta la pressione esercitata da un movimento in evidente difficoltà e disarmo.
    Lo conferma la biografia di chi l’ha pronunciata.
    Una sorta di canto del cigno…
    .
    https://it.wikipedia.org/wiki/Eva_Cantarella

  4. Avatar di Gattone

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