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Le leggi razziali

26 dicembre 2022

Che il politicamente corretto le ha rese omologate al sistema

Non si può dire altrimenti quando, ad una notizia del genere, alcune femministe (quindi non le donne in quanto tali) commentano in modo atroce, la notizia è questa

I commenti sono di questo tipo (lo ripeto ancora non delle donne in generale), non manca il sempre verde fascista messo li quando gli ricordi che non solo gli uomini possono essere violenti

Si parla di una donna che uccide un uomo e i commenti sono pronti a parlare degli femminicidi e di quanto siano cattivi gli uomini, quando la vittima e del sesso sbagliato secondo i mainstream, la mente non può che portare alle leggi razziali dove, in base alla etnia o razza superiore, si agiva di conseguenza , in fondo iter è lo stesso, si impedisce agli uomini di entrare nei vagoni e anche in qualche libreria (quelle delle donne a Milano, ad esempio) dove se sei uomo ti vedono in modo quanto meno sospetto

Ma se le chiami nazifemministe si incavolano pure

4 commenti leave one →
  1. Avatar di Andrea
    Andrea permalink
    26 dicembre 2022 17:05

    Mauro, quei discorsi non li fanno solo le femministe, ma anche tante femmine ufficialmente non femministe…
    Il discorso riguarda anche una moltitudine di uomini, che di solito non sanno assolutamente nulla di femminismo.
    Il sentimento collettivo è questo, in Italia come in tanti altri paesi.

    • Avatar di Claudio
      Claudio permalink
      26 dicembre 2022 18:43

      “… quei discorsi non li fanno solo le femministe, ma anche tante femmine ufficialmente non femministe…”.
      Posso confermare in pieno. In Italia, quelle che definiscono “esagerate” le femministe, se ne stanno ben dissimulate nella retroguardia, ma pronte ad approfittare di ogni benefit legislativo conquistato dalle “esagerate” che criticano.
      La differenza fra le due categorie non sta nel FINE – che è sempre di perseguire vantaggi -, ma solo nel MEZZO: le femministe misandriche lo perseguono combattendo la famiglia; le altre – che vanno definite “matriarchiste” – lo perseguono ATTRAVERSO la famiglia (vantaggi derivanti dallo status di madre nella separazione, che conferisce un potere di ricatto sul partner).

    • Avatar di maurorecher
      27 dicembre 2022 11:48

      Si, ragazzi avete anche ragione, (innanzi tutto un benvenuto a Claudio, in questo posto maschilista e misogino 🙂 ) però chiamatemi ottimista e/o ingenuo, perchè , durante lo spauracchio femminicidio i commenti erano pressa poco come quelli riportati se no peggio ,ora io noto una inversione di tendenza dove tante donne condannano il gesto, spero che questa inversione di tendenza sia anche dovuto ai nostri sforzi di QM dei vari siti e blog

  2. Avatar di pier luigi
    27 dicembre 2022 12:53

    “La manosfera è una raccolta di siti web, blog e forum online che promuovono la mascolinità, la misoginia e l’opposizione al femminismo.[1]
    Le comunità all’interno della manosphere includono attivisti per i diritti degli uomini,[2] incels (celibi involontari),[3] Men Going Their Own Way (MGTOW),[4] pick-up artist (PUA),[5] e gruppi per i diritti dei padri. [6]
    La manosfera si sovrappone alle comunità far-right e alt-right.[7]
    È stato anche associato a molestie online ed è stato implicato nella radicalizzazione degli uomini verso credenze misogine e nella glorificazione della violenza contro le donne.[8]
    Alcune fonti hanno associato la radicalizzazione basata sulla manosfera a sparatorie di massa motivate dalla misoginia.[9]
    …/…”
    .
    https://en.wikipedia.org/wiki/Manosphere (stralcio)


    Questa spiccia, bugiarda ed ipocrita descrizione (di noi) contiene però un desolante fondo di verità.
    L’atavico conflitto MM/FF ha assunto oramai i connotati dell’odio reciproco.
    La mia lettura è che quello maschile verso il femminile, la cui presenza in diverse forme dentro il mondo della QM è indiscutibile ed innegabile, sia un sentimento di ritorno con dimensioni e intensità sempre più crescenti.
    L’ipotesi del rinculo nasce dall’osservazione ad occhio nudo che vi è parallelamente…e non da oggi, quello ben più diffuso e radicato nell’animo femminile contemporaneo verso gli uomini.
    Un odio che la progressione esponenziale del pensiero femminista degli ultimi cinquant’anni (almeno) ha determinato o, secondo l’interpretazione di alcuni/e ha liberato e reso esplicito, poiché preesistente.
    C’è da chiedersi come potrebbe essere altrimenti.
    Non si tratta di una congettura ma di una dinamica sociobiologica ineluttabile.
    L’adesione in forma volontaria o indotta, ad un racconto, che descrive l’intero universo femminile, in ogni epoca ed ancora oggi, ad ogni latitudine planetaria, appartenente ad ogni strato sociale, ad ogni età anagrafica…come oppresso, vessato, costretto, schiavizzato dall’intero universo maschile, non può che determinare una qualche forma di odio in chi condivide.
    Fosse anche solo in forma sottile e velata, recondita, larvata.
    Inconfessabile ed indicibile.
    Ogni donna che aderisce alla narrazione femminista non può sfuggire a questo sentimento di ostilità.
    Non può sottrarsi al cultivar di malanimo, avversione, inimicizia verso gli uomini.
    Il contrario non avrebbe nessun senso, nessuna logica, nessuna coerenza.
    Non dopo aver fatto proprio un racconto di quella portata, di quell’intensità, di quel raccapriccio.
    L’unica via di scampo a questa dinamica è contemplare l’ipotesi che quel racconto sia sostanzialmente falso…poiché falsificato.
    Il frutto di una ricercata strategia manipolatoria e falsificatrice.
    Ma finché risulterà “vero” il punto di caduta non potrà che essere quello.
    Senza una sua revisione, che dovrà riguardare anche moltissimi uomini intrappolati dentro la ragnatela emotiva prodotta dall’ideologia femminista, non ci sarà possibilità di affrancarsi dalla condizione psichica di disprezzo (a diverse gradazioni d’intensità) verso il maschile, inteso in senso ampio: dalla sua intima essenza, fino ad ogni sua produzione, passando per ogni sua forma espressiva.

    Senza questo epocale passaggio, senza la totale “demolizione” dell’ideologia femminista fino alle sue fondamenta, attraverso un duro confronto dialettico, non è possibile nessuna reale e definitiva pacificazione tra uomini e donne.
    La sua totale e proverbiale chiusura ad ogni confronto esterno alla sua sfera di pensiero (c.d. femminismi) in termini non conflittuali, corrobora il postulato sopra.

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